Tratta di esseri umani: come cambia la prostituzione durante la pandemia

Di Nicolò Cenetiempo

L’emergenza Covid-19, se presa in esame non per le drammatiche conseguenze che ne derivano, ha avuto il pregio di portare all’attenzione pubblica dei fenomeni sociali, fino ad ora, taciuti, dimenticati o, comunque, ridimensionati. Ne ha dato ampia dimostrazione il dibattito politico sulla regolarizzazione dei braccianti, che, malgrado gli evidenti limiti che accusa, ha trovato spazio nel Decreto Rilancio. Tuttavia, la sensibilità di cui il Paese ha dato prova, non si è estesa secondo un effetto domino e ha finito per rivelarsi dote esclusiva. La massima attenzione, infatti, è stata riposta soltanto in relazione a problemi sociali, il cui impatto, si stima, avrebbe prodotto degli effetti devastanti, tanto quanto contingenti, in termini economici. E nel cono d’ombra giace anche quel fenomeno che costituisce la terza fonte di redditività, dopo armi e droga, per le organizzazioni criminali: la tratta di esseri umani.

Molte le definizioni, ma, tra tutte, quella che meglio ne rappresenta la complessità, è riportata nell’art. 3 di un protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato: per tratta di persone s’intende “il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento”. Per comprenderne appieno il meccanismo, approfondire gli argini normativi garantiti dalla legislazione italiana, all’avanguardia rispetto agli altri paesi europei, si rivela di grande utilità. Le radici della prevenzione e del contrasto, infatti, consentono di inquadrare il fenomeno complessivo e le sue dinamiche, che nel corso del tempo sono andate affinandosi.

È il 1958 quando, dopo dieci lunghi anni dalla presentazione del disegno di legge per chiudere le case chiuse, la deputata socialista Merlin, promotrice dell’iniziativa di legge, ne vede la promulgazione. Un grande traguardo per l’Italia repubblicana, che, dopo la devastazione del conflitto mondiale, si dimostra in grado di coniugare la ricostruzione materiale del Paese a quella morale e civile. La Legge Merlin decreta la chiusura dei casini, nonché la condanna del sistema di sfruttamento sessuale che ne costituisce la base. Ma non solo. Introduce anche la prima definizione di tratta dal punto di vista legislativo, comminando una pena da due a sei anni di reclusione e una multa da 100.000 a 4.000.000 di Lire a “chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque in un luogo diverso da quello della sua abituale residenza, al fine di esercitarvi la prostituzione, ovvero si intrometta per agevolarne la partenza”.

Molte cose sono cambiate da allora e, alla Legge Merlin, hanno fatto seguito altri strumenti giuridici, volti a fotografare una situazione di certo trasformata, un mondo globalizzato e interconnesso, strategie criminali innovative e, sorprendentemente, raffinate. Passi importanti sono stati avanzati con l’art. 18 del d.lgs. 286–98, che garantisce il rilascio di un permesso di soggiorno speciale della durata di sei mesi, rinnovabile fino a un anno, “per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”. Cui, poi, si aggiungono le Misure contro la tratta di persone della Legge 228–2003, i cui meriti sono molteplici: definisce lo status di vittima di tratta; prevede un programma speciale di assistenza, “che garantisce, in via transitoria, adeguate condizioni di alloggio, di vitto e di assistenza sanitaria”; infine, dispone, all’insegna dei diritti umani, il perseguimento di politiche di cooperazione, l’organizzazione di incontri internazionali e campagne d’informazione, di comune accordo con quei Paesi in cui sono diffusi i “reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù e reati legati al traffico di persone”.

Presi in osservazione tali progressi normativi, è lecito interrogarsi sul motivo per cui la tratta di esseri umani non cessi, ma, al contrario, dia segnali evidenti di sopravvivere e prosperare. Secondo Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile del Progetto vittime del Gruppo Abele, a mancare non sono certo le leggi, bensì la loro integrale applicazione, indispensabile se si vuole tenere testa ad un fenomeno camaleontico, che si evolve quanto più il rigore normativo è elevato. I dati ne sono ampia testimonianza e dipingono un quadro preoccupante: in Europa, le vittime registrate tra il 2015 e il 2016, sono 20.500, la cui origine si divarica tra paesi dell’Est Europa — come Romania e Bulgaria — e paesi extraeuropei — fra cui Nigeria e Cina -; tra le tipologie di sfruttamento, quello sessuale è largamente predominante e costituisce il 56% dei casi; una vittima su quattro è minorenne.

Rispondendo alle domande postegli, Rodolfo Mesaroli restituisce un’analisi puntuale delle direttrici assunte dalle organizzazioni criminali per rinnovare la strategia d’azione e intensificarla. Mesaroli è il Direttore Scientifico di CivicoZero, una cooperativa che, dal 2009, si occupa di proteggere minori e neomaggiorenni dalla marginalità sociale e dal rischio di devianza, sfruttamento e abuso. Stando alla disamina del Direttore, ogni azione risponde ad un disegno, articolato sulla scorta di una filiera organizzativa segmentata e definita, che negli ultimi anni, ha assistito all’emersione di nuovi attori intermediari, come i “blackmen” e le “mini-madame”. Suscettibili di costanti perfezionamenti, le attività delle mafie danno, in tal modo, straordinaria dimostrazione di sapersi trasformare, specialmente se il contrasto normativo va irrigidendosi.

In quest’ottica, vanno osservate le mafie rumene, albanesi e nigeriane, che, per incentivare il flusso e dare vitalità al business dello sfruttamento sessuale, hanno messo in piedi una disarmante macchinazione psicologica. Giochi di ruolo e false promesse ne intessono le trame e producono forme di soggezione di alta levatura criminale. A suffragarne la tesi sono le cronache delle persone che al potere criminale vi sono soggette: le vittime di tratta sono reduci da un contesto di gravosa instabilità e nutrono una grande considerazione, talvolta una malsana adorazione, per i trafficanti, che benché facciano loro del male, sono pur sempre visti come gli artefici del loro riscatto. O meglio, con occhi imparziali, del loro ricatto, poiché la partita giocata è tra debitori e creditori. E non si sgarra, altrimenti la ritorsione è d’obbligo. Ciononostante, i mezzi cui si ricorre sono mutati nel tempo allo scopo di perseguire finalità di più larga veduta: negli ultimi anni si tende a non costringere più la vittima con la forza, poiché alla coercizione è subentrata la pratica seduttiva e, fintamente, benefattrice. La gratificazione della vittima si configura, allora, come strumentale al rafforzamento dello stato di soggezione, in tal senso psicologica, verso lo sfruttatore. E in questo disegno, la persona viene annichilita fino a vedersi soppresso il libero arbitrio.

Il calibro di tale regime di sfruttamento suggerisce la non facile disposizione a piegarsi. E se ne dà l’impressione, non è per debolezza, ma in virtù delle sue qualità malleabili e resilienti, che gli permettono di accusare il colpo per sferrarne, poi, uno ancora più forte. È quanto sta accadendo nell’emergenza Covid-19. Come seguita a spiegare Rodolfo Mesaroli, le misure restrittive non hanno consentito che lo sfruttamento sessuale continuasse a palesarsi per la strada, ma quest’ultima, benché sgombra, non va interpretata come garanzia della cessazione del fenomeno. Al contrario, le prestazioni sembrano essersi spostate verso le piattaforme online, che, oltre ad essere state prese d’assalto dai clienti, hanno dettato le regole di lavoro a tante nuove prostitute. Prima che fosse lanciato l’allarme del virus, infatti, dalla Romania, tra gennaio e febbraio, ingenti gruppi di persone sono stati reclutati e tradotti in altri paesi europei. Le festività, per il business della tratta, sono occasione di adescamento, poiché coincidono con il ritorno degli sfruttatori nei rispettivi paesi per trascorrere le vacanze. I mesi successivi, così, si configurano come opportunità di rilancio dell’offerta di mercato, terminologia tutt’altro che impropria, poiché la persona è oggetto di compravendita e riduzione a merce.

La conclusione della Fase 2, con l’approssimarsi del regime di vita ordinaria, apre degli scenari, che nel campo della tratta di esseri umani, sono variegati quanto prevedibili. In primo luogo, va osservato che le condizioni socioeconomiche dei principali paesi di provenienza, rovinosamente peggiorate, costituiranno terreno fertile per dare vigore al flusso di persone, che, disposte a tutto, vi si presteranno con meno resistenze. E se l’offerta registrerà un incremento considerevole, la domanda, nei paesi di arrivo, non sarà da meno, poiché l’attesa e l’isolamento forzato non avranno fatto che alimentare, nei clienti, il desiderio dell’amplesso, nonché di dare sfogo alle frustrazioni accumulate. Infine, le vittime saranno incentivate ad aumentare l’orario di lavoro, per ripagare gli sfruttatori dell’inattività dovuta alla quarantena, e a competere tra di loro in una gara concorrenziale avvilente e spietata, che le vedrà concedersi a prezzi più bassi e a condizioni maggiormente precarie di prevenzione e tutela.

Le prospettive finora esposte non giocano su alcuna base catastrofista o paranoica. Al contrario, sono espressione di un’amara consapevolezza: le mafie hanno dato larga prova del loro ingegno quando si è trattato di ripensare le proprie strategie d’azione. Tuttavia, malgrado l’emergenza sanitaria abbia tutti i prerequisiti per fornire loro l’occasione di reinventarsi un’altra volta, l’epilogo della storia è ancora da scriversi. E a farlo, questa volta, potrebbe essere la politica.

Un ringraziamento speciale a Rodolfo Mesaroli di CivicoZero, senza la cui disponibilità, passione e competenza, questo articolo non sarebbe stato lo stesso.

Sconfinare è il giornale legato agli studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche - Units

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